Castello di Tenno

Altitudine m.428

Figura 44

Figura 44

Figura 45

Figura 45

Due immagini del Castello di Tenno.

Figura 44. Immagine storica tratta da una cartolina del 1845; balza all’occhio l’imponente mastio abbattuto nel 1922 poiché pericolante.

Figura 45. Immagine fotografica di come il castello si presenta nella  forma attuale.

 

Un altro fortilizio sul quale i signori d’Arco poterono estendere, sebbene temporaneamente, le loro prerogative, fu il Castello di Tenno. Non si trattava certamente di una fortificazione di grande importanza per centralità nel contesto territoriale locale e per dimensioni, tuttavia esso poteva costituire una pedina di completamento di una rete difensiva che diveniva così in grado di estendere il controllo sui principali snodi viari dell’epoca, in particolare su quello che fungeva da collegamento tra la piana arcense-rivana e le Giudicarie esteriori, zona  nella quale i d’Arco annoveravano, come ricordato in precedenza, numerosi possedimenti e svariati fortilizi.

Tale castello, del quale si è ipotizzata un’origine comunitaria vista anche l’esistenza di una cinta muraria che lo accorpa al borgo di riferimento, fu diretto possesso vescovile a partire dal 1210 quando Federico Vanga incamerò le parti del castello detenute sia dai signori di Ultimo che da quelli di Appiano.[1] La componente comunitaria deve comunque essere rimasta fortemente radicata visto che, solo pochi mesi dopo l’acquisizione del castello, il 30 ottobre 1211, di fronte a Federico Vanga, gli uomini della Pieve di Tenno giuravano di custodire il Castello di Tenno e di aiutare il vescovo.[2]

Il possesso vescovile continuò ininterrottamente fino a quando il fortilizio non fu affidato con investitura feudale ai signori d’Arco nel 1260[3] – anno in cui essi tornarono ad esercitare l’alta giurisdizione nell’ambito territoriale di competenza del suddetto castello dopo che tale prerogativa era stata loro revocata nel territorio arcense da Federico Vanga nel 1210 – e rimase nelle loro mani per quasi un quarto di secolo fino al 1284.[4]

In base a quanto detto è verosimile supporre che, essendo pervenuto nelle mani dei d’Arco in un periodo così tardo, – sebbene Odorico potesse avervi realizzato delle ristrutturazioni e ampliamenti[5] – esso fosse comunque già dotato di in una struttura edilizia ben definita in rapporto al suo sviluppo bassomedievale e i nobili arcensi, nel caso in questione, non ebbero sicuramente l’influenza sulla realizzazione delle strutture architettoniche che esercitarono invece negli altri castelli fin qui analizzati, i quali, come si è visto, furono probabilmente, in buona parte, proprio da loro stessi edificati.

Un indicatore, seppur di debole credibilità, dell’estraneità costruttiva della stirpe arcense nella realizzazione delle strutture principali del maniero nel caso del Castello di Tenno potrebbe essere riscontrato nella merlatura: mentre infatti tutti i castelli in cui i signori d’Arco avevano avuto un ruolo importante nell’edificazione delle principali strutture mostravano (e mostrano) una merlatura a coda di rondine comunemente definita di tipo ghibellino, il Castello di Tenno è, invece, uno dei pochi castelli della zona a possedere una merlatura convenzionalmente classificata come guelfa. E se, come anticipato in precedenza, i differenti tipi di merlature più che indicare effettivamente l’appartenenza ad un determinato schieramento politico erano piuttosto manifestazione di differenti mode costruttive, è proprio sulla base di tale assunto che si costruirebbe l’indizio che vedrebbe i castelli fatti realizzare dagli Arco costruiti con uno stile assai differente da quello di Tenno, il che ci porterebbe a ipotizzare che essi, nell’edificazione del suddetto fortilizio, avessero avuto un ruolo trascurabile. Ruolo che sarebbe oltretutto compatibile con l’esiguità della loro permanenza nel castello secondo quanto ci viene attestato dalle fonti.

Detto ciò risulta poi oltremodo difficile ricostruire quale potesse essere la struttura del Castello di Tenno nei secoli XII e XIII anche a causa delle giustapposizioni praticate nei secoli successivi che, fino a tempi recentissimi, ne hanno modificato continuamente la struttura sino a farne una moderna abitazione privata.

È comunque verosimile supporre che, al pari delle altre fortificazioni dell’epoca, esso fosse costituito da una torre e da una cinta muraria alla quale potevano essere addossati alcuni locali con diverse destinazioni d’uso. Perlomeno in questa direzione sembrerebbero condurci, anche in questo caso, i dati archeologici di cui siamo in possesso. [6]

Le viste

Per quanto concerne le viste sul territorio, in questo caso, essendo il castello di proprietà privata e quindi inaccessibile, si è deciso di scegliere le immagini più significative – anche se non si tratta di visuali dirette – che possano aiutarci a comprendere cosa realmente si potesse osservare dalla fortificazione.

Figura 46

Figura 46

Figura 47

Figura 47

 

Figura 46. Un’immagine del Castello di Tenno scattata a monte dell’abitato: vista l’inaccessibilità del castello, con le frecce si è inteso evidenziare le visuali che, dalla sua posizione, sono rese possibili.

Figura 47. La vista sulla valle di cui si gode dal lato del castello non inquadrato nella prima foto: le frecce indicano il posizionamento della Rocca di Riva e della Torre Apponale.

Nella prima immagine (Fig.46) si possono vedere tre linee visuali che si diramano dal castello: la prima (partendo da sinistra), in direzione nord-est, consente la vista della piana compresa tra il versante sul quale è edificato il castello e il Monte Brione, zona nel quale si trova il dosso sul quale doveva sorgere il Castello di Ceole[7], ma non del Castello di Arco; la seconda, in direzione nord-ovest, consente invece la vista del Borgo di Frapporta[8], borgo medievale cinto da mura che lo collegavano al castello, e della strada che sale dalla piana arcense-rivana verso il passo del Ballino; la terza, in direzione sud-est, infine, consente il controllo del versante opposto della valle tennese sul quale si colloca la strada che porta a Pranzo, alle pendici della quale si sarebbe dovuto trovare lo scomparso Castello di Deva.[9]

Nella seconda immagine (Fig.47) si può invece apprezzare la visuale godibile dalla base del castello in direzione sud: sono contraddistinte dalle frecce la Rocca di Riva (a sinistra) e la Torre Apponale (a destra). A tale proposito credo sia opportuno tenere conto del fatto che, in questo caso, la visibilità delle fortificazioni rivane da Tenno dovesse essere migliore in epoca medievale poiché esse sicuramente erano meno mimetizzate nel tessuto urbano di quanto non lo siano oggi. Per contro non si verifica il problema opposto in quanto il Castello di Tenno, proprio in virtù della sua posizione risulta molto ben visibile da Riva.

Dunque, come detto, dal Castello di Tenno complessivamente sarebbero state visibili quattro fortificazioni: Castel Ceole, la Rocca di Riva e la Torre Apponale e, molto probabilmente, il Castello di Castellino anche se, non potendo accedere all’interno del castello, non è stato possibile verificare empiricamente la visibilità di quest’ultimo.

Figura 48

Figura 48

 

Figura 48: Visuale reciproca in cui si vede il Castello di Tenno dal luogo in cui doveva verosimilmente sorgere il Castello di Ceole.

Sulla scorta di tali affermazioni credo si possa sostenere che il castello in questione, sia in virtù della ristretta ampiezza della sua visuale rispetto a quella delle altre fortificazioni sin qui esaminate, sia in ragione del sua scarsa centralità, oltre che per il fatto di non essere inserito in una rete difensiva costituita da più fortificazioni facenti capo ad un’unica famiglia, si sia configurato, nel XIII secolo, prevalentemente come una fortificazione edificata con il preciso intento di difendere il borgo a cui era legato e di controllare la viabilità che collegava la piana di Riva alle Giudicarie attraverso il Passo del Ballino.

Esso divenne una pedina del sistema di fortificazione e controllo imbastito dai signori d’Arco quando ormai la loro ascesa era compiuta e certamente ebbe, per essi, un importante ruolo nel controllo dell’accesso occidentale alla valle e consentiva di poter contare su un tranquillo collegamento tra i domini arcensi nella Valle del Sarca e nelle Giudicarie esteriori.

[1] Cfr. E. Curzel, G. M. Varanini (a cura di), La documentazione dei vescovi di Trento, n. 165, p. 414 e n. 169, p. 425.

[2] Cfr. E. Curzel, G. M. Varanini (a cura di), Codex Wangianus, n. 31, p. 590.

[3] Cfr.B. Waldstein-Wartenberg, Storia dei conti d’Arco, p. 125; Archivio di famiglia di Mantova, Busta 10.

[4] Cfr. M. Dalba, Castello di Tenno cit., p. 449.

[5] Ibid.

[6] Ivi, p. 455.

[7] Cfr. M. Dalba, Castello di Ceole in E. Possenti, G. Gentilini, W. Landi, M. Cunaccia (a cura di), APSAT 4 .Castra, Castelli e domus murate: corpus dei siti fortificati tra tardo antico e basso medioevo, SAP, Mantova, 2013, p. 441.

[8] Cfr. G. Mastrelli Anzilotti, Toponomastica trentina cit., p. 134; viene proposta la derivazione del Borgo di Frapporta da infra portam ovvero ”tra le porte” della cinta muraria che difendeva l’abitato.

[9] Cfr. M. Dalba, Castello di Deva in E. Possenti, G. Gentilini, W. Landi, M. Cunaccia (a cura di), APSAT 4 .Castra, Castelli e domus murate: corpus dei siti fortificati tra tardo antico e basso medioevo, SAP, Mantova, 2013, p. 443.

 

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