Castello di Drena

Altitudine m. 465

Figura 32

Figura 32

 

Figura 33

Figura 33

Figura 34

Figura 34

Figura 32. Una rappresentazione ottocentesca del Castello di Drena realizzata da Johanna von Isser Grossrubatscher  [G.B a Prato (a cura di) , Castelli trentini nelle vedute di Johanna von Isser Grossrubatscher, Istituto italiano dei castelli, Trento, 1987, p. 67].Figura 33. Immagine fotografica attuale del  prospetto nord. Si può notare come il castello, anche grazie ai restauri effettuati negli anni ’80 del secolo scorso, abbia mantenuto pressoché inalterata la fisionomia ottocentesca.

Figura 34. Immagine fotografica del prospetto sud-est del castello.

 

Origini

Nel caso del Castello di Drena il nome deriva certamente dal luogo in cui è stato edificato il fortilizio e circa la sua origine vengono fornite diverse versioni, nessuna delle quali appare, però, convincente fino in fondo.

Una delle più recenti è quella che sostiene il nome Drena come composto dalla radice costituita dal toponimo prelatino “Dro” con la terminazione latina “ena”, che rimanderebbe anche al nome del poco distante abitato di Dro.[1]

Altri termini a cui è stata, nel recente passato, imputata l’origine del toponimo sono poi threnum, trena, terrenum che farebbero invece esplicito riferimento a entità fondiarie.[2]

La narrazione, a tratti attendibile a tratti leggendaria, di Ambrogio Franco, nel De arcensis castri fundatione, lascia intendere che, nel 1050, fra le proprietà dei Seiano si sarebbe trovato un certo “saltus dedriensis” che sembrerebbe possibile identificare con qualche proprietà fondiaria situata nei pressi dell’attuale abitato di Drena.[3] Sebbene l’opera del notaio arcense appaia talvolta eccessivamente fantasiosa, questa volta l’informazione, sebbene non confermata da ulteriori riscontri documentari, sembrerebbe almeno in parte verosimile visto che è proprio dai Seiano che gli Arco acquisteranno, nel secolo successivo, il Castello di Drena con le sue pertinenze.[4]

Qualche studioso locale, anche recentemente, sulla falsa riga di quanto scritto dal Franco – che in un passo della sua opera parla anche di un «arcem Dianae, quam scriptores Dedriam et vulgum Drenam nuncupat» [5]– ha poi sostenuto la tesi che il castello avrebbe assunto tale denominazione perché sarebbe andato a sostituire una preesistente fortificazione romana anticamente denominata Diana o Dedria.[6] Tale ipotesi, però, è stata seccamente smentita da Enrico Cavada sulla base dei reperti archeologici di epoca romana rinvenuti sul dosso, i quali evidenzierebbero una frequentazione di carattere puramente episodico.[7]

Se ci si intende confrontare con argomentazioni più solide, di carattere meno ipotetico e meno trasfigurate dalla dimensione leggendaria, la fonte storica di riferimento – e parimenti la prima nella quale sono nominati paese e castello – risale al 14 novembre 1175 ed è identificabile in un atto notarile, redatto presso Ceole, che sancisce la compravendita del castello, con tutte le sue pertinenze, siglata tra Bartolomeo da Seiano, figlio del fu Corrado, e Odorico d’Arco. [8]

La vendita, operata da Bartolomeo da Seiano, è registrata con la seguente formula: «quod accepti a te Odorico filio quondam Alberti de Archo argenti denariorum bonorum veronensium monete ducento et quadrangita libras finito pretio sicut et inter nos convenere nominatim pro terra et possessione quam habet et habere visus sum in loco et castello de Drena et territorio in castellum et extra castellum et in villa de Drena in monte et plano».[9]

Nel documento sono esplicitati molto chiaramente sia il prezzo dell’operazione – 240 monete veronesi d’argento – sia la contropartita consistente nel Castello di Drena, in tutti i territori dentro e fuori il castello e in quelli appartenenti al villaggio di Drena.

Dal passo in questa sede riportato si possono inoltre dedurre due considerazioni: la prima, che l’abitato di Drena è denominato villa, termine utilizzato forse per indicare un abitato non cinto da mura, la seconda, che se l’atto di vendita riguarda, oltre ai territori, anche il Castello di Drena, quest’ultimo, all’epoca, doveva evidentemente già esistere, almeno in una forma primitiva di rudimentale fortificazione.

Circa la sua prima edificazione, infatti, alcuni studiosi ne affermano l’origine comunitaria[10], anche se non esistono fonti storiche che possano confermarlo, tuttavia è anche possibile che una primitiva opera di fortificazione fosse stata allestita proprio da coloro i quali, documenti alla mano, ne risultano essere i primi proprietari, ossia i signori di Seiano.

Pur tuttavia rimane difficile stabilire con esattezza quando il nucleo bassomedievale del castello fu edificato precisamente, anche se, in base ai riscontri dei più recenti studi archeologici, sembra verosimile ipotizzare che le prime strutture possano essere state realizzate a partire dal XII secolo.[11]

Un elemento che invece appare discutibile è, questa volta, la continuità insediativa del luogo ove sorge il castello. Se infatti appare attestata da diversi ritrovamenti la frequentazione preistorica del dosso, la quale potrebbe far supporre la presenza di un insediamento avente le caratteristiche di castelliere[12], sembra però che durante un lungo lasso di tempo che si estende almeno fino a tutto il periodo romano imperiale, la continuità d’uso del sito fosse venuta meno poiché i ritrovamenti di quest’epoca sono sporadici e testimoniano solo una presenza occasionale. [13]

La frequentazione sembra sia poi ripresa nel secoli VI-VII d.C. e Cavada non rigetta l’idea della nascita in loco di una fortificazione che potesse aver fatto parte di una rete difensiva di ampio respiro collocata nelle zone di confine anche se egli stesso precisa che, a supporto di tale convinzione, non esistono tracce significative.[14] Il luogo poi sarebbe divenuto sede di un edificio di culto identificabile in una piccola chiesetta dedicata a S.Martino e di un adiacente campo cimiteriale che rappresentano ancora oggi le uniche testimonianze tangibili di una edificazione pre-medievale.[15] Solo successivamente, infatti, si arriverà alla costruzione del castello bassomedievale, edificato proprio sulle strutture preesistenti che costituivano il basamento della chiesa e del cimitero.

La struttura

Prima di analizzare nello specifico la struttura del Castello di Drena per come esso si presentava nei secoli XII e XIII quando entrò a far parte dei possessi dei signori d’Arco – e fu verosimilmente il secondo in ordine di tempo dopo il Castello di Arco – risulterà interessante svolgere una breve analisi comparata con un’altra fortezza appartenente ai possedimenti della stirpe arcense.

Se, come si è visto in precedenza, Castel Penede poteva essere accomunato a quello di Arco perché entrambi erano innestati, sebbene in maniera diversa, all’interno di un sistema di fortificazione costituito da più strutture difensive, il Castello di Drena è però sicuramente quello che, con Castel Penede, ha più elementi in comune. I due castelli, infatti, presentano numerose somiglianze circa gli scopi e le modalità di collocazione nel territorio.

Ciò che sorprende per analogia è soprattutto la localizzazione nel contesto geografico che appare straordinariamente simile: entrambi, infatti, si trovano lungo la sinistra idrografica del fiume Sarca e sono parimenti situati su un dosso che, oltre ad avere una conformazione analoga, si colloca, in ambedue i casi, compreso tra due importanti vie di comunicazione che le fortificazioni potevano agevolmente controllare. Infine, sia nel caso di Drena che di Nago l’abitato si trova in posizione retrostante al castello (o meglio, nella stessa posizione rispetto al castello) se si considera come lato frontale quello esposto lungo la valle, della quale, tra l’altro, entrambe le fortificazioni consentono una visibilità di ampissimo respiro sia verso nord che verso sud.

In particolare, se Castel Penede diverrà l’estrema propaggine meridionale del tessuto fortificativo dei signori d’Arco, in maniera quasi simmetrica il Castello di Drena doveva buona parte della sua importanza strategica al fatto che poteva costituire un sbarramento per  l’accesso nord alla Valle del Sarca poiché, infatti, la strada che attualmente collega Pietramurata a Dro è stata realizzata solo in tempi più recenti e quindi, all’epoca, gli unici punti di accesso prevedevano il passaggio nelle vicinanze del Castello di Drena.

Accantonati i paragoni è ora il momento di passare al setaccio le caratteristiche peculiari del Castello di Drena.

Nelle immagini di seguito si può apprezzare l’evoluzione delle strutture realizzate nel sito castellare in questione nel primo periodo di edificazione bassomedievale.

Figura 35

Figura 35

Figura 36

Figura 36

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Figura 37

Figure 35-36. Nelle immagini qui sopra le strutture edificate sulla sommità del dosso che ospita il Castello di Drena: strutture precedenti al XII secolo nella figura di sinistra, strutture del primo nucleo fortificato realizzate dopo il XII secolo, a destra. (E.Cavada, Castelli, insediamenti fortificati e chiese su altura : alcuni casi archeologici a confronto in «Studi trentini di scienze storiche», Annata LXXXIV, Sez.I, N.4, Trento, 2005, p. 132.)

 

Figura 37. Immagine fotografica scattata dalla sommità della torre del castello che inquadra quanto rimasto delle strutture indicate nei disegni soprastanti.

FIgura 38

FIgura 38

Figura 39

Figura 39

Figure 38-39. Due vedute dell’imponente torre del castello alta circa 25m; nell’immagine a destra si può vedere il dettaglio dell’originario ingresso situato a diversi metri di altezza e murato successivamente.

Come si è anticipato anche nel paragrafo precedente, la prima edificazione di cui esistono testimonianze tangibili sul dosso di Drena è rappresentata da una piccola chiesetta dedicata a S. Martino e da un cimitero realizzato sopra un muro di terrazzamento edificato proprio davanti alla chiesa.

A fianco della chiesetta, ossia nel punto più alto del dosso, sono successivamente stati realizzati il mastio e il primo nucleo del castello che, come si vede, poggia la sua primigenia cinta muraria proprio sopra il muro di terrazzamento del cimitero. Il castello, come evidenziato dalla linea tratteggiata, si sarebbe poi evoluto aggiungendo ulteriori elementi di fortificazione secondo un andamento a chiocciola, in senso antiorario, fino a raggiungere l’estensione attuale.[16]

Inizialmente, come detto, il castello fu possesso dei Seiano e doveva rappresentare una pedina di grande importanza strategica per il controllo della viabilità che collegava la bassa Valle del Sarca con la Valle di Cavedine e con l’altro importante snodo viario situato nei pressi del Lago di Toblino.

Al tempo in cui avvenne l’acquisto da parte degli Arco sembra verosimile ammettere che esistesse solamente una torre circondata da un modesto muro protettivo, mentre a fianco della torre permaneva la piccola cappella dedicata a S.Martino, che pare fosse rimasta in uso per la gente del villaggio fino al 1300.[17] A ridosso del muro di cinta vi doveva poi essere una casa murata piuttosto precaria che pare fosse utilizzata più come rifugio per ospitare uomini e animali di passaggio che come residenza vera e propria. [18]

L’11 ottobre 1200 il vescovo Corrado di Beseno rifugiatosi a Riva, in cambio dell’aiuto di Odorico negli scontri con le altre famiglie nobili locali, si impegnava a pagare, al posto dei signori d’Arco, le spese necessarie per rendere più efficiente il castello. [19]

Non si conosce con certezza se il vescovo mantenne la promessa e se effettivamente i signori d’Arco fecero apportare delle migliorie alla fortificazione in seguito a tale accordo. Di sicuro, all’epoca, le strutture difensive non dovevano essere né numerose, né complesse ed è forse per questo che i signori d’Arco avvertivano la necessità di apportarvi migliorie. Del resto fu proprio nei secoli XII e XIII che furono approntate tutte quelle edificazioni che fecero del Castello di Drena, una fortificazione a chiaro scopo difensivo.[20] Il castello però continuò a mutare la sua forma con modifiche più o meno radicali anche in seguito e che lo portarono ad assumere una funzione maggiormente residenziale, verso il XV secolo, e a raggiungere la forma definitiva solo nei secoli successivi. [21]

Infine se, come si è visto, nei casi di Arco e Penede, l’importanza della loro posizione ne aveva influenzato positivamente l’estensione strutturale, in questo caso, invece, a dispetto di un collocamento quanto mai strategico dal punto di vista della visuale, e del controllo viario, e azzeccato per quanto concerne la dimensione difensiva, il Castello di Drena ha probabilmente pagato la scarsa centralità della sua posizione rispetto ai più importanti centri abitativi dell’epoca. Infatti, le sua struttura ebbe uno sviluppo tutto sommato ridotto, rispetto alle altre fortificazioni della valle, ed esso venne sempre sostanzialmente reputato un fortilizio strategico con funzioni prevalentemente di presidio e, dunque, non fu mai caratterizzato, al contrario degli altri castelli fin qui esaminati, da una presenza stabile di tipo residenziale, quanto piuttosto ebbe una frequentazione di tipo periodico che si materializzava soprattutto nei momenti in cui le circostanze lo richiedevano.[22]

Le viste

Infine, anche in questo caso, per completare il quadro delle caratteristiche del castello si procede all’analisi della visuale che si può ottenere dalla torre.

Figura 40 - Vista nord

Figura 40 – Vista nord

Figura 41 - Vista est

Figura 41 – Vista est

Figura 42 - Vista sud

Figura 42 – Vista sud

Figura 43 - Vista ovest

Figura 43 – Vista ovest

  Le viste dal Castello di Drena in ordine nord-est-sud-ovest

La consueta carrellata delle visuali in questo caso ci fa immediatamente rendere conto della vastità di territorio controllato dal castello, specialmente secondo la direzione nord-sud. Per contro, però, si può anche agevolmente notare come, al contrario di quanto sostengono molti studiosi, il castello non sia in comunicazione visiva diretta con nessun’altra fortificazione della zona. L’unica visibile, semmai, nel caso in cui fosse realmente esistita, sarebbe stata quella rappresentata dal Castello di Dro che si sarebbe dovuto trovare proprio nel luogo indicato dalla freccia rossa collocata nell’ultima immagine (Fig.43).

Verso nord (Fig.40), infatti, la vista si perde sulla frana delle “Marocche” e, mentre si può vedere nitidamente il Lago di Cavedine, non risultano invece visibili né la Torre di Pietramurata, né Castel Toblino, né tantomeno Castel Madruzzo, tutti e tre nascosti dalla morfologia dei rilievi.

Ad est (Fig.41) il castello, analogamente di Penede, guarda verso l’omonimo abitato e, anche in questo caso, lo sguardo è ben lungi dall’arrivare a scorgere il luogo nel quale da qualche studioso viene ipotizzata l’esistenza della Torre di S.Uldarico, presso Vigo Cavedine, che avrebbe dovuto costituire il limite territoriale dei possedimenti arcensi lungo tale direttrice.[23]

In direzione sud (Fig.42), invece, si può ammirare la piana che si estende tra Dro e Arco, ma la vista è interrotta dalle pendici dei rilievi appena dopo la frazione di Ceniga e, quindi, non è possibile riscontrare alcuna comunicazione visiva diretta con il Castello di Arco.

Infine, ad occidente (Fig.43), la vista si estende nitidamente sull’abitato di Dro e sul luogo in cui, da qualcuno, è stata ipotizzata l’esistenza di una fortificazione.[24]

In conclusione, dunque, si può affermare che, a differenza delle fortificazioni fin qui esaminate, il Castello di Drena non risulta collegato da una comunicazione visiva diretta a nessun’altra fortificazione esistente, né “amica” né “nemica” e ciò, assieme alla perifericità della sua posizione rispetto ai più importanti centri abitati dell’epoca, ha probabilmente contribuito alla saltuarietà della sua frequentazione e, di conseguenza, all’esiguità del suo sviluppo strutturale che risulta effettivamente limitato se rapportato a quello raggiunto da altri castelli della zona.

[1] Cfr. G. Mastrelli Anzilotti, Toponomastica trentina cit., p.129.

[2] Cfr. A. Tamburini, I. Bertamini, Drena: una comunità, un castello, Arco, 1999, p. 18.

[3] Cfr. A. Franco, De Arcensis Castri Fundatione, p. 15.

[4] Cfr. Archivio d’Arco, Collezione Segala presso la Biblioteca Comunale di Trento, ms. 2546.7; Documento 14 novembre 1175 (copia del XVI secolo).

[5] A. Franco, De Arcensis Castri Fundatione, p. 15.

[6] Cfr. A. Chemelli, Il piano del Sarca: storia e immagini dalle Sarche ad Arco, Legoprint, Trento, 1994, pp. 91-92.

[7] Cfr. E. Cavada, Archeologia delle fortificazioni medievali. Un intervento trentino: Castel Drena, 1999, p. 30; l’autore nega l’ipotetica origine di Castel Drena da un’improbabile arx Dianae romana, indicata dalla tradizione erudita settecentesca e, nonostante l’assoluta assenza di prove, ripresa in modo acritico da alcune opere di carattere storico localistiche o amatoriali d’occasione.

[8] Cfr. Archivio d’Arco, Collezione Segala presso la Biblioteca Comunale di Trento, ms. 2546.7; Documento 14 novembre 1175 (copia del XVI secolo).

[9] Ibid.

[10] Cfr. A. Chemelli, Il piano del Sarca cit., p. 91; G. M. Tabarelli, F. Conti, Castelli del Trentino cit., p. 53.

[11] Cfr. M. Dalba, Castel Drena in E. Possenti, G. Gentilini, W. Landi, M. Cunaccia (a cura di), APSAT 4. Castra, Castelli e domus murate: corpus dei siti fortificati tra tardo antico e basso medioevo, SAP, Mantova, 2013, pp. 410-413.

[12] Cfr. E Cavada, Archeologia delle fortificazioni medievali. Un intervento trentino: Castel Drena, 1999, pp. 28-31

[13] Ibid.

[14] Ibid.

[15] Ibid.

[16] Cfr. M. Dalba, Castel Drena cit., pp. 410-413.

[17] Cfr. E. Cavada, Castelli, insediamenti fortificati e chiese su altura: alcuni casi archeologici a confronto in «Studi trentini di scienze storiche», Annata LXXXIV, Sez. I, N. 4, Trento, 2005, pp. 132-134.

[18] Ibid.

[19] Cfr. A. Franco, Privilegia, n. 8, pp. 11-12.

[20] Cfr. M. Dalba, Castel Drena cit., pp. 410-411.

[21] Ivi, p.412.

[22] Ibid.

[23] A. Gorfer, G. M. Tabarelli, Castelli trentini scomparsi, Società di studi trentini di scienze storiche, Trento, 1996, scheda 51, p. 67.

[24] Ibid.

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